30 giugno 2019 XIII settimana del tempo ordinario

Risoluti e scomodi

Dopo tutte queste feste particolari siamo rientrati al colore verde del tempo ordinario. Ricordate che dopo le festività solenni nei giorni scorsi è stato un susseguirsi di festeggiamenti, venerdì il Sacro Cuore e ieri i santi Pietro e Paolo. Ora torniamo all’ordinarietà. Questa ordinarietà però non è sinonimo di tranquillità: il Vangelo non ci lascia mai tranquilli e non ci lascia tranquilli neanche questa domenica.

Vediamo Gesù che s’incammina risoluto verso Gerusalemme. Sappiamo che cosa significa, significa che va verso una morte sicura. Lui sa cosa lo aspetta, ma lui ci va, cammina. Siamo dopo il monte Tabor, dopo la Trasfigurazione, quando si è fatto conoscere dai suoi discepoli con quel volto straordinario. Ma adesso quel volto s’indurisce e cammina verso quella Gerusalemme  che l’aspetta. Il cristiano, tante volte l’ho detto, sa qual è il suo cammino, non gli è stato nascosto niente: sa dove deve andare, sa qual è il suo obiettivo, sa che a volte non è facile. Noi non siamo qui un’agenzia pubblicitaria che vi racconta solo le immagini belle e, come succede durante l’estate, arrivate lì e la casa che avete affittato è solo un buco che assomiglia a quella promessa solo forse per un angolo… No: Gesù non fa così con noi, il Vangelo non fa così. I Vangelo ci racconta questo cammino e quanto è difficile. E quindi Gesù ancora una volta ci dice qual è la sua natura verso la Gerusalemme celeste.

Ora su questo cammino vediamo che c’è chi si oppone. L’abbiamo sentito. Giacomo e Giovanni dicono: “Vuoi che facciamo cadere il fuoco per distruggerli?”. E anche lì Gesù come sempre ci insegna che non esistono i nemici. Vi ricordate che a un certo momento Gesù ci dirà anzi di amare questi nemici? Una cosa che è umanamente impossibile, ci vuole solo la grazia del Signore.

Ma davanti a questi discepoli che vogliono risolvere subito tutto, lui dice: no, andiamo avanti, lasciamo perdere. Il primo punto di questo insegnamento è molto chiaro: ci fa capire che anche se c’è una opposizione, non siamo qui per combatterla. Se abbiamo nel cuore la certezza di questa strada, non c’è bisogno della violenza, dell’odio, del risentimento, di tutto quello che a volte ci portiamo nel nostro bagaglio.

E il secondo punto d’insegnamento di questo Vangelo è che su questo cammino il signore non ha dove riposare il capo. Ora noi sappiamo che Gesù all’epoca era ben conosciuto e che di case sicuramente ne trovava. Ma sappiamo anche che lui aveva contro tutta l’istituzione religiosa. Dunque il discepolo è chi non cerca la comodità. Il discepolo è chi cammina risoluto dietro il suo Signore. Questa passione più alta va al di là di qualsiasi comodità.

Quale è il problema del cristiano di oggi? Perché il cristiano di oggi non ce la fa a testimoniare? Perché è quel cristiano comodo, che vuole la sua comodità. Ma non la comodità fisica, non sto parlando di questo; ma la sua comodità spirituale. Cioè ho le mie piccole cose, il rosario alle cinque del pomeriggio, la mia piccola preghiera alle tre, guardo TV2000 ecc. e sto tranquillo così: e non mi faccio disturbare dal Vangelo che, però, se voi lo rileggerete, mi rompe le scatole in un certo senso, mi mette in difficoltà. Ora io, rientrando nel mio piccolo mondo, nel mondo spirituale comodo, è come se avessi messo Gesù nel sepolcro fermo lì e ogni giorno gli vado a portare un fiore. So dove sta la sua tomba e sto tranquillo. No. Gesù è risorto e modifica tutto. Tutti i giorni il Signore ci rimette in questione. Tutti i giorni, se prendo il Vangelo mi mette in difficoltà. E il Signore vuole questo!

Vuole questo! Chiede di metterci in cammino, di seguirlo verso qualcosa di ben preciso. Ma per arrivare a questo qualcosa di ben preciso io sono messo in difficoltà. Allora tutte le volte che sono troppo comodo, mi devo porre delle domande: ma sto andando con risoluzione versi Gerusalemme? Oppure sto prendendo una via di lato, a destra o a sinistra, per non andare nella via che mi indica il Signore?  Il Vangelo di oggi secondo me è questo: cerca di ricordarci che non siamo cristiani del comodo, come purtroppo spesso ci troviamo a essere.

Allora chiediamo al Signore di darci la forza di aprire gli occhi, il cuore, la mente a quella verità che ci viene dal Vangelo: che ci disturba, che ci deve disturbare. Dev’essere quella pietra che hai nella scarpa e che ci dà fastidio, la senti e  il solo modo è toglierla. Ecco, questo dovrebbe essere il Vangelo: toglierci dal comodo e camminare verso quella Gerusalemme, la Gerusalemme del Signore. Amen