28 settembre 2019 Festa solenne patronale in onore di san Bonaventura.

Innamorarsi della sapienza

 

Voi siete il sale della terra. Ma se il sale diventa insapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città posta sopra un monte, né  si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”.

E’ bello all’inizio di quest’anno pastorale poter iniziare con questo Vangelo. Siamo chiamati a essere sale e luce, cioè a dare gusto alle cose e a illuminarle. Noi cristiani siamo chiamati a questo.

Ma quello che dobbiamo fare non è risplendere di luce propria. Non siamo noi a dare gusto secondo i talenti che abbiamo ricevuto. Non illuminiamo il mondo con la luce che viene da noi, ma di un’altra luce e di un altro sapore. E questa luce e questo sapore è Cristo. Ora sappiamo quanto questo è difficile per noi! Quanto è difficile avere il sapore di Cristo! E sappiamo quanto è difficile illuminare il mondo con la luce di Cristo che risplende nella nostra vita. Perché tante volte non abbiamo più gusto, tante volte quella luce l’abbiamo messa da parte.

Noi dobbiamo dare gusto e dobbiamo trasmettere questa sapienza di cui la prima e la seconda lettura ci hanno parlato. Nel libro della Sapienza l’autore scrive:  “Ho amato e ricercato la sapienza fin dalla mia giovinezza. Ho cercato di prendermela come sposa. Mi sono innamorato della sua bellezza”. Non parla di una donna, parla della sapienza. Ma è tale il desiderio, la voglia di incontrare questa sapienza che è come un fidanzato che cerca la sua futura sposa.

E’ questo che noi dobbiamo scoprire nella nostra vita: la gioia di credere, la gioia di ascoltare la parola di Dio; la gioia di pregare insieme, la gioia di essere toccati dal Signore. Questa sapienza non potremo mai incontrarla se non ci mettiamo in ascolto.

Vedete, o facciamo le cose per le regole, o facciamo le cose perché siamo giovani e ce le impongono i nostri genitori,  ma sia che le facciamo per obbligo morale, sia che le facciamo per obbligo di età, a un certo momento della nostra vita siamo chiamati a fare un passo. No, io non vado a messa la domenica solo perché se no dopo devo andare a confessarmi. Io non vado  la domenica a messa per abitudine, perché se no il sabato sera o la domenica mi sembra strano non andarci, Io non vado a messa la domenica perché vedo gli amici e mi ritrovo con loro. Io vengo a messa per gustare ancora una volta, il pane della vita, per  ascoltare ancora una volta parole di vita eterna, che rispondono alle domande più elementari, più fondamentali dell’uomo: perché vivo, da dove vengo, a cosa serve la mia vita, cosa significa amare. Cristo risponde! Io devo solo ascoltare la sua parola per farmi toccare.

San Paolo nella seconda lettura dice che non è la ricchezza materiale questa sapienza, ma una ricchezza molto più profonda. In un mondo in cui si parla solo di cose materiali, andiamo invece a cercare quello che serve alla nostra vita, andiamo a cercare il senso della nostra vita, andiamo a cercare questa ricchezza che deve illuminare la  nostra vita: amare. Capiremo se amiamo come ha amato Cristo, cioè dando la vita per gli altri, capiremo che questa è la chiave della felicità. Solo così l’uomo è felice, perché risponde a quello che l’uomo ha già dentro. Noi siamo gli unici a farci queste domande fondamentali. Gli animali non le fanno, i vegetali non le fanno! Solo l’uomo si fa queste domande! Però l’uomo ha anche questa forza di auto distruggersi.

E’ bello protestare per i cambiamenti climatici, però prima di tutto dobbiamo convertire il nostro cuore. E’ lì che parte tutto! Se io so relazionarmi con gli altri come Cristo mi ha insegnato, saprò relazionarmi con la natura, ma se io non so relazionarmi neanche con me stesso perché non so chi sono, perché  ho perso la mia vita, che cosa vado a fare? Che risposta darò al futuro, alle nuove generazioni, ai miei nipoti, ai miei figli?

Allora vedete, le letture  di oggi ci chiamano a ricercare questa sapienza che è nel cuore di ogni uomo. San Bonaventura, grande studioso a Parigi, ha fatto questo, per tutta la sua vita ha ricercato e ha anche trovato la via, per gradi, per arrivare a Dio. Un giorno dovremo distribuire qualche lettura di san Bonaventura, perché si mettano nostri passi alla ricerca di Dio. San Bonaventura era così, faceva le cose seriamente E’ lui che ha messo un po’ a posto delle regole di san Francesco. E’ vero che anche noi ci dobbiamo dare delle regole, sono regole non come scritte, ma sono regole dell’amore, quelle che ci ha insegnato Gesù sulla croce. E allora dobbiamo praticarle tutti insieme. E dobbiamo pregare lo Spirito santo di accompagnarci.

Allora cari amici mettiamoci in cammino. Dopo la messa cammineremo dietro al nostro santo, non per fare un po’ di folklore, tutto questo ha un senso: vogliamo ripetere al nostro quartiere che noi siamo in cammino dietro a questa figura. E questa figura ci ha  anticipato nel nostro cammino verso Dio. E allora siamo tutti insieme in cammino verso il Signore. E’ questo che vogliamo esprimere questa sera in mezzo al quartiere. E lo faremo nella preghiera e nella gioia. Amen