29 settembre 2019  XXVI domenica del tempo ordinario

La scelta

Gesù quando ci parla, ci racconta sempre una storia. Avete sentito la storia di questo povero con quel ricco. Il ricco, se avete sentito bene, non ha nome. Il povero invece ce l’ha. E il nome, sapete, è importante. Cioè, se per noi la persona è importante, io mi ricordo del suo nome; se non mi ricordo del suo nome vuol dire che   non mi sono molto interessato alla persona. Qua nella storia, il ricco non ha nome, il povero sì. Si chiama Lazzaro.

Il ricco muore e si ritrova tra i tormenti all’inferno; e vede in lontananza quel povero che era davanti alla sua porta, Lazzaro, che sta in paradiso accanto ad Abramo. Gli chiede di aiutarlo, almeno bagnargli le labbra, avere un po’ d’acqua. Ma non è possibile, perché tra paradiso e inferno non c’è passaggio. Allora dice: almeno va a dirlo ai miei fratelli, che sappiano quello che c’è qui! E Abramo dice: ma già è stato fatto, ma tanto…

E se guardiamo la nostra vita, non è la stessa cosa? Gesù è venuto, ha parlato, è risorto! Invece…!

Nella nostra vita ci sono due grandi scelte, anzi una grande scelta: o si vive con Dio o si vive senza Dio. Ratzinger scriveva, quando era un giovane teologo: l’agnosticismo è una bella idea, ma di fatto, concretamente, o vivi con Dio o vivi senza Dio. Cioè nella vita di tutti i giorni tu fai una scelta concreta: o vivi con lui o vivi senza di lui. E san Paolo, nella lettura di oggi, ci dice: “Combatti la buona battaglia della fede. Cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni”.

 Ecco, oggi iniziamo questo nuovo anno pastorale e dobbiamo avere in mente questo: qual è la battaglia che ingaggio, che voglio, durante i giorni e i mesi dell’anno che ho davanti? Come voglio vivere la mia vita?

I genitori di questi otto bambini che abbiano oggi, hanno scelto! Almeno hanno fatto questo primo passo. Speriamo che capiscano che cosa significa. Spero che i vostri catechisti gli abbiamo spiegato bene che non è solo una festa: è una scelta di vita per i vostri figli. Voi state dando ai vostri figli un orizzonte diverso di chi non ha Dio! O tu dici: dopo la morte è finito tutto, e quindi con una percezione molto precisa: finisce lì, finisce tutto. Oppure dico: la morte è un passaggio perché Cristo è venuto, è risorto; e da duemila anni i cristiani ripetono questo. Voi avete scelto questo. Nessuno è venuto a chiedervelo. E vi chiederò anche se siete venuti liberamente per questo.

All’inizio vi ho chiesto due cose: il nome del vostro bambino – e abbiamo detto che è importante il nome; ecco perché il povero ha un nome: Lazzaro –  e perché eravate qui. E voi mi avete dato il nome e avete detto: il Battesimo. Cioè avete scelto! Avere scelto.

Tutti noi che siamo qui, abbiamo scelto! Ma mi sembra che certe volte anche nella nostra comunità, ce ne dimentichiamo. Ancora questa mattina ci si bisticciava per sapere il posto sui tavoli fuori (perché dopo, vedrete, c’è la presentazione delle attività). Ma non è possibile! Vuol dire che, ogni volta, vedete, scegliere è bello; ma rimanere nella scelta è meglio. Nel senso che certe volte ci dimentichiamo.

Ora, che cosa abbiamo scelto? La vita eterna. Cosa faranno questi bambini? Quel fonte lì ha un significato particolare: è morte e vita. E’ l’uno e l’altro. Perché questi bambini muoiono al peccato per vivere con Cristo, creature nuove. E questo vestito bianco che poi riceveranno, dovranno continuare nella vita a portarlo. Noi lo abbiamo ricevuto da piccoli. E questa veste bianca che abbiamo ricevuto, la dovremo portare un giorno al Signore. E allora questi padrini – che non sono i testimoni, ma sono quelli che accompagnano i bambini nella loro fede – sono chiamati a tenere pulita questa veste bianca. Non sarà facile! A un certo momento si sporcherà. Però loro, genitori e padrini, dovranno aiutarli a farla tornare bianca, a camminare verso questo obiettivo, questo orizzonte bellissimo che è l’essere con l’amore più grande, che è quello di Dio, questa sorgente che ci ha investito. Non è facile, ma è una bella impresa, un bel cammino che state iniziando.

 E in questo non siete da soli: la comunità che oggi vedete qui, è qui per aiutarvi, per sostenervi.  Pregare da soli si può farlo, camminare nella vita si può farlo da soli, ma non è bello, non è facile. Tu hai bisogno che qualcuno ti dia una mano, ti sostenga nel tuo cammino di vita.

Questo vale per la fede. Se il Signore ha voluto creare una comunità, prima coi discepoli, poi si è allargata, allargata, allargata sempre più, è perché ha pensato che non si può vivere da soli, ma si deve sempre convivere con gli altri. E la vita di tutti i giorni è la stessa cosa. Nella vita abbiamo bisogno di aiuto. E quindi ia nostra comunità è questa grande famiglia, che oggi pregherà per i vostri figli e un domani li formerà e li accompagnerà nelle grandi scelte della vita.

 Quindi adesso ci prepariamo per questo salto che i battezzandi faranno e che farete anche voi con la vostra scelta. E noi ci metteremo a pregare tutti insieme per voi.