Domenica 1 novembre 2020 solennità di tutti i santi

O santo o fallito

È arrivato il momento del sondaggio annuale. Ogni anno faccio la stessa domanda: ogni primo novembre, in cui celebriamo tutti i santi. E la domanda è questa: chi di voi si sente chiamato alla santità?

Lo chiedo, perché forse noi abbiamo un certo problema di comprensione. Dovete sapere che nei primi secoli alcune delle prime comunità cristiane si chiamavano proprio “i santi”. Perché? Perché siamo tutti chiamati alla santità, questa è la nostra vocazione! Non ce n’è un’altra, il cristiano ha la vocazione alla santità! Non si tratta solo dei santi di cui vedete le statue in giro per le chiese, tutti noi siano chiamati alla santità. 

Ma che cos’è la santità? Non esiste la santità di Sant’Antonio, di san Bonaventura, di san Francesco, di san Giovanni Paolo II: non è questa. Noi riflettiamo l’unica santità, che è quella di Dio. L’uomo è chiamato a riflettere quella santità.

E come si fa a diventare santi? Lo diventiamo rispondendo alle promesse del nostro Battesimo.  È bello che anche oggi ci sia un Battesimo, perché ci ricorda che noi abbiamo ricevuto il germe della vita eterna, abbiamo ricevuto la nostra chiamata proprio nel giorno del Battesimo.  Dunque il problema è sapere se noi rispondiamo al progetto di Dio su di noi, se rispondiamo a questa chiamata, se lasciamo che Dio operi nella nostra vita. Questa è la domanda fondamentale. Perché cosa succede dal momento in cui abbiamo ricevuto il Battesimo ad oggi? È che noi tante volte ci siamo dimenticati di quella veste bianca che abbiamo ricevuto. Ci siamo dimenticati di quella candela con quella luce che rappresentava Cristo. Ci siamo dimenticati che qualunque scelta noi facciamo nella nostra vita è per lasciare operare Dio o, al contrario, per bloccarlo.

La prima delle beatitudini è la povertà di spirito. Questa è la base di tutto. Noi siamo in un certo senso incompleti, nel senso che abbiamo bisogno sempre di questo legame forte con Dio che opera dentro di noi. È così che diveniamo completi, siamo pienamente umani. Ce l’ha mostrato Gesù Cristo. Gesù Cristo non è una cosa a parte, ci ha insegnato che cosa significa essere uomini: un legame forte con Dio, una risposta d’amore. E noi sappiamo che questa è l’unica soluzione della nostra umanità, non ce n’è un’altra! I venti secoli di storia che sono passati – adesso iniziamo il ventunesimo – ci hanno dimostrato quanto è necessario rispondere al progetto di Dio, quanto l’umanità sta male, senza Dio.

Il Vangelo di oggi è sulle beatitudini, e si ripete “beati, beati, beati…”. La nostra chiamata è alla beatitudine.  La nostra chiamata è alla gioia profonda. Ciascuno di noi cerca questo, cerca questa felicità.  Siamo tutti alla ricerca di questo, siamo tutti assetati di felicità.  Ma questa felicità non si troverà mai in piccole gioie passeggere, non si troverà mai in quei progetti che finiscono e che il mondo ci presenta. Ma quell’unicità di cui Gesù ci ha parlato, questo modo di vivere, questo modo di essere, questo sì che porta alla vera felicità! Perché abbiamo capito, lo sappiamo benissimo, che è donandoci, non tenendoci le cose, che possiamo essere felici e pieni.  Sappiamo benissimo che più diamo e ci scordiamo di noi stessi, che più viviamo per gli altri e soprattutto per Dio, questo ci riempie. Ne siamo certi, perché tante volte l’abbiamo potuto vivere, l’abbiamo sperimentato. Purtroppo, però, subentra poi quell’egoismo per cui pensiamo solo a noi stessi: c’è l’uomo vecchio dentro di noi, il vecchio Adamo, che cerca di riprendere possesso.

Allora oggi festeggiamo tutti i santi. Ma non festeggiamo solo queste persone che erano come noi, nate come noi, ma che la Chiesa ha proclamato santi: questa festa ci permette di ricordarci che ciascuno di noi è chiamato alla santità e che questa grande famiglia di Dio è anche in cielo e ci aspetta; e che ciascuno di noi è chiamato a ritrovare se stesso, perché questa è la vera santità!  Nient’altro.  Sono un fallito se non sono un santo! Ricordatevi bene queste parole: sono un fallito se non sono un santo, perché questa è l’unica nostra chiamata. Se non mi sono aperto abbastanza, se non ho avuto questa povertà di spirito, alla fine della mia vita, in un certo senso, avrò fallito.

Allora siamo chiamati a educare i nostri figli con questo orizzonte, quello della santità, della vera umanità.  Siamo chiamati ad aprire questo cuore al Dio che ci chiama sempre. Sono fallito se non sono santo. Amen.