Domenica 2 giugno 2024 Solennità del santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Chi mangia questo pane vivrà in eterno

 I discepoli chiesero ao Gesù: ‘Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua? Il Signore rispose: “Andate in città e vi verrà incontrato un uomo. E direte: il Maestro dice: Dov’è la mia stanza?

E noi vorremmo che la stanza per ricevere Gesù  sia la nostra vita, la nostra anima, il nostro cuore. Lì vorremmo che il Signore si fermasse. Lì  vorremmo poter preparare la Pasqua con lui. Il nostro cuore, la nostra anima,  la nostra vita ha bisogno della presenza del Signore.

Ma quante volte la nostra anima, il nostro cuore, la nostra vita è pronta ad accogliere il Signore? Egli, lo sappiamo, aspetta. Non si impone, sta alla porta. E noi siamo chiamati a scegliere se farlo entrare o meno. Tutta la nostra vita è così.  Siamo chiamati ad accoglierlo nella nostra vita, ad accoglierlo nelle nostre scelte, a renderci conto se la nostra è  la vita del cristiano.

Perché  non si tratta solo di stare in ginocchio davanti a lui, o andare in processione: ma è  accoglierlo nella propria vita. 

Chiediamoci se in ogni momento della mia vita ho aperto la porta al Signore.  La mia vita, il mio cuore, la mia anima realmente sono pronti a riceverlo? Sappiamo quante volte la nostra porta   resta chiusa; quante volte la nostra stanza non è in ordine.  Quante volte ci dimentichiamo che sta arrivando il Signore.  E il Signore ancora una volta ci aspetta, lì  ci dona la sia misericordia, lì ci abbraccia di nuovo. Signore, ho fatto quella scelta senza invocare lo Spirito,  tante volte ti celebriamo, ma nell’intimo ci dimentichiamo della tua presenza.

Il primo punto è questa domanda che il Vangelo fa a ciascuno di noi: dov’è la mia stanza?

Un altro punto è il momento della cena. “Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione,  lo spezzò  e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio corpo. Poi prese un calice, rese grazie, lo diede loro e  ne nevvero tutti. E disse loro: Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti”.

Abbiamo sentito nella prima e nella seconda lettura e poi nel Vangelo pronunciare queste parole: il sangue dell’alleanza. Gesù  dà la vita. Chi dice di voler vivere l’Eucaristia deve dare la vita, giocarsi in prima persona,  giocare quella vita che ci è  stata donata. E sappiamo quanto questo sia difficile per ognuno di noi! È difficile dare il proprio tempo, spendere se stessi, sacrificarsi. Però  lo facciamo, molti di noi lo fanno già per i figli, lo fanno per i mariti, per le mogli. Questa è  la vita cristiana: vivere l’Eucaristia. . E noi oggi siamo qui a celebrare questo.  Certamente devo pregare,  certamente devo inginocchiarmi davanti a lui, ma questo deve essere vissuto come una vita collegata a Cristo,  cioè  una vita donata. E noi sappiamo che non sarà mai abbastanza.  Se io prego e penso che sia abbastanza,  c’è qualcosa che non va nella mia vita: posso sempre dare di più. È  questo che il Signore ci chiede: di essere generosi con la nostra vita. Quanto ce n’è bisogno nel nostro quartiere! Quanta solitudine c’è negli appartamenti di Torre spaccata, quante persone che hanno bisogno di un po’ di tempo dedicato a loro!

C’è bisogno di chi sappia donarsi come Cristo si è donato. Il Vangelo di oggi ci chiede di accogliere Cristo nella nostra vita e, quando lo abbiamo accolto, non possiamo che donarci, perché lui ci insegna questo, ci spinge fuori dalla nostra vita. Il nostro tempo, il nostro quartiere ha bisogno di noi, ha bisogno dei cristiani: cristiani che alzano la voce quando occorre, che danno il tempo, che sono generosi quando ce n’è bisogno; cristiani che vanno, camminano,  salutano, sorridono, accompagnano: questa è la vita eucaristica.

Allora su questo altare mettiamo la nostra vita, la nostra comunità; chiediamo al Signore di prenderla. Perché,  se il Signore prende la nostra vita,  è il moment in cui la doniamo, è così.  Quando lui prende la nostra vita,  iniziamo a donarci, iniziamo a donare. Più  siamo riempiti dell’amore di Dio, più abbiamo voglia di condividere questo amore.  Più riceviamo il suo amore, più lo doniamo.  E la comunità serve anche a questo. Si raduna attorno all’altare, prende forza qui, si alimenta qui per ripartire. È da qui che nasce tutto. E la comunità si deve sostenere a vicenda per aiutare gli altri a donarsi. E vedendo che si dona, viene voglia anche a noi di donarci. È   Cristo la fonte, è lui che ci spinge a donarci.

Io sono il pane disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Amen

Sostieni la tua Parrrocchia

Sostieni la parrocchia che diventa Green
grazie ai nuovi pannelli fotovoltaici